Attrezzi erotici cerco amore vero

12.07.2017

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Glenda (figlioletta di Daniela Procida) Su te che quaggiù piangi dal cielo delle madri dove volano le lacrime dei figli sempre pioveranno sorrisi a molcere ricciute chiome roride gote madide di incredulo pianto. Accetta di scoparmi in cambio della riparazione? Mi sento solo e piango. Sentirai una nenia di parole sommesse per l'aria a spargersi come fosser canto. Una scarpa, un lembo di giacca militare una ciocca di capelli scuri, intrisi nel terreno che ora vedo meglio, quasi particelle elementari. Però mi conoscesti, senza avermi ti giacesti, senza possedermi superficiale, quello che provasti così mi avesti in frettoloso orgasmo un attimo appena nel tuo palmo da sull'uscio della anima, soltanto il mio corpo, la mia mente solo un momento accanto. Se mi parlate di speranza è il solito rintocco di lontano sembra un suono ma è soltanto un segnale forse un richiamo mentre il legno arde lento nel camino il fumo sale, portandosi piccole faville che potrebbero ma, in verità raramente sono fuoco. E mi solleva il pianto per lo sconosciuto leso o il riso sguaiato del pazzo la gioia laida della puttana ricca lo sguardo timido altro del questuante pio. Sempre di corsa a inforcar la vecchia bicicletta ebbro di quella forza che da la giovinezza con cento motti astrusi incerte pedalate mimavo finte cadute per mamme spaventate. Pare proprio.

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